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LA BAITA DALLE BETULLE ROSSE

Presentazione in Svizzera del nuovo libro di Michele Bortone “La baita dalle betulle rosse”

(Ed. Safm Records)

Pubblicato da Redazione NEWS FUORI REGIONE 01 aprile 2015

copertina la baita

La baita dalle betulle rosse”, ultima opera di Michele Bortone (“i sentimenti sono come le foglie, la più bella resta tra i rami”), le cui tipiche caratteristiche sono delicatezza, sensibilità, estro e passione. La storia che tratta in questo volume (Edizioni Safm Records – Stampato da Marwan Srl, marzo 2015 – pagine 304) è ambientata in un villaggio campestre, dove resta tipico lo stile di vita degli anni ’50 dello scorso secolo (“anni – egli rileva – della nostra infanzia e adolescenza”). Molto rappresentativi delle terre del sud i numerosi protagonisti della storia, tra cui Claudio, Don Vincenzo, Antonio, Serena  e la signora Anderson. L’autore (come dice nella sua prefazione Enzo Di Gironimo) li ha rapidamente ben tracciati: contadini che annotano una tipica diffidenza verso il forestiero che, una volta conosciutane la lealtà, può creare amicizia che sviluppa quell’ospitalità spontanea, semplice sincera, tipica della cultura contadina delle genti di montagna. E nasce così quell’ospitalità che si concretizza in orecchiette fumanti, prosciutto, salsicce ed un buon autentico vino.

Ciò non toglie però che paure, credenze, superstizioni siano presenti nell’incontro collettivo di quella gente incidendo in modo decisivo sul carattere delle persone. I ragazzi, forse, sono cresciuti troppo in fretta, però restano ancora spontanei e genuini e, come ai tempi di noi adulti, si divertono ancora col cerchio delle botti, o con la palla di pezza per le strade polverose.

Don Vincenzo, il parroco, spesso è un personaggio alla Don Camillo di Guareschi, ma autentico prete di tanti paesi del sud. Il libro, oltre che per la storia che narra, presenta un linguaggio semplice, genuino, talvolta di vena poetica ed inventiva originale. Frutto della fantasia di Bortone, la storia porta avanti il lettore con piacevolezza e rapidità. Finale  a sorpresa. Ricordiamo ai lettori che Michele Bortone, emigrato da Lacedonia (Campania) a Lugano dal 1968, è balzato agli onori della cronaca per aver composto una canzone in onore della Principessa Diana. “L’amore”, questo il titolo della canzone, cantata da Manuela Barbaro, fa anche parte della compilation “Il meglio di Michele Bortone”.

Attivo e creativo tra la comunità italiana del Ticino (e particolarmente di Lugano) ha costituito l’Associazione Culturale Lacedonia ideando il “Premio internazionale di poesia, narrativa, pittura e musica Francesco De Sanctis”.

Attuale presidente dell’ “Associazione lacedoniesi e campani nel mondo”. Sempre attento a nuove iniziative, capaci di dare risalto a momenti formativi, è sempre pronto a collaborare con quanti organizzano iniziative di approfondimento in campo culturale. Tra l’altro offre una particolare collaborazione al ”Festival della canzone napoletana di Zurigo” che annualmente si svolge nel mese di dicembre. Queste alcune importanti tappe della sua carriera artistica. Nel 1980 Incide il disco dal titolo “Pazzo amore”; nel 1985 con il testo “Fiori d’arancio” vince il concorso letterario “Primavera Abruzzese”; nel 1991 partecipa alla compilation “Hitalo Hits” firmando il testo e la musica di “Ci incontriamo a Lugano”, dividendo la realizzazione con brani di Little Tony, Carmelo Zappulla, Franco Mercia. Nel 1994 a Como, in un concorso per parolieri e compositori, si classifica al primo posto con la canzone “Dedicato a un’amica” e viene inserito nell’antologia “I contemporanei della Comunità Europea”.

Continuando, da segnalare ancora 1995 la creazione insieme con altri lacedoniesi dell’Associazione Culturale “Lacedonia” della quale è stato per cinque anni presidente e per altrettanti come segretario. Ideatore nel 1995 anche del “Premio Internazionale di poesia, narrativa e musica Francesco De Sanctis” (svoltosi anche nel 1996) del quale ha curato e pubblicato le antologie (prima e seconda edizione). Nel 2000, sponsorizzato e pubblicizzato dall’Associazione Culturale Lacedonia, ha curato e pubblicato il volume “Lacedonia dal medioevo al XX secolo”.

Nel 2005 ha creato l’Associazione Lacedoniesi e Campani nel mondo, di cui è presidente, e aderisce alla F.A.C.S.

Ricordiamo ancora che dal 1995 al 2000 è stato direttore artistico del Festival Internazionale della canzone inedita “Ci incontriamo a Lugano”. Cura, anche, le edizioni discografiche Safm Records.

Sue poesie e suoi articoli sono inseriti in pagine web. contatti: mail mbortone83@gmail.com

Nella foto la copertina del libro.
(Nino Bellinvia)

LA RAGAZZA DAGLI OCCHI TRISTI

LA RAGAZZA DAGLI OCCHI TRISTI

Questa storia è ambientata in un paesino, Bellosguardo (SA), dove è ancora vivo lo stile di vita del secondo Dopoguerra («anni» rileva Bortone, «della nostra infanzia e adolescenza»).

Al cuore non sì può parlare. Innamorarsi è il cuore che ne paga le conseguenze. Spesso a tutto c’è una risposta, ma innamorarsi è come tornare bambini. A volte uno sguardo malizioso dice tutto; le parole d’amore rassicurano e gratificano, rendendo i due innamorati più complici. Tra i protagonisti Franco, Laura, Sara, Anna, Giulia, Antonio e Giacomo.

Franco, un musicista e fotografo, segue una ragazza che lo porta a chiederle informazioni su di lei. La sua bellezza è dirompente e lei gli risponde: «La tua informazione sono io.» Laura, questo il nome della ragazza, ha un’infanzia difficile, sempre sulle difensive, che la porta ad avere un determinato carattere: timido e introverso. Laura non ha vita facile, porta dentro di sé l’inconscio. L’amore travolgente e ricambiato con Franco, però, sembra non finire mai.

Orfana di entrambi i genitori, è sempre triste, tanto che per il suo comportamento le viene dato il nomignolo: “La ragazza dagli occhi tristi.” Nomignolo dolce e romantico che le si addice. Nonostante le difficoltà Laura, per cause di forza maggiore, sceglie di andare a lavorare per guadagnarsi da vivere, diventando venditrice, acquisisce esperienze di vita nel mondo del lavoro, fino a spingerla a diventare proprietaria del negozio in cui lavora.

Con la sua bellezza e il suo charme fa strada. Le farfalle si fermano a osservare, i grilli smettono di cantare per ascoltarla. Il suo sguardo e quello di Franco si cercano; nei suoi occhi lui vede le spiagge e i tramonti che non finiscono mai.

Si svegliano a mattino inoltrato, uno nelle braccia dell’altra. Laura lancia un grido di spavento, il suo comportamento è strano. Lui chiedi una spiegazione. «Hai anche il coraggio di chiedermi cosa è successo?», risponde. «Ti rendi conto che abbiamo dormito tutta la notte sul divano abbracciati?!»

«E allora?»

Il loro amore, quello vero, è quello che non conosce confini; la felicità è la chiave della vita. Certo si sono lasciati andare, sarebbe peccato lasciar appassire la bellezza dei suoi occhi tristi. Qualcosa lo sorprende, quando si guardano a lui prende una sensazione strana, come se lei fosse lì ad aspettare il suo sguardo. Stacca gli occhi dai suoi; lei si gira e i loro sguardi nuovamente si incrociano, tutto questo lui lo definisce attrazione.

«Laura, stai crescendo, sei una donna da sposare.»

«Non insistere, Franco, sai che ti prendo in parola.»

Le rispondo: «Chissà quando arriverà quel giorno.»

«Tempo al tempo, una cosa per volta, e poi che fretta c’è, stiamo bene così.»

Si lasciano con un forte abbraccio e baci echeggianti, assieme pronunciano la formula di rito: «Pensami, sognami.»

«Anche tu.»

Che ragazza, dotata di una forte sensibilità sentimentale. La sua bellezza è l’assoluta libertà, potrebbero opporsi al vento, se solo lo volesse.

È tempo che lei smetta di cercare fuori di sé, quello che a suo avviso può renderla felice. I bagliori del mattino li sorprendono di nuovo, l’uno nelle braccia dell’altra. È una bella giornata di primavera, passeggiano mano nella mano, li sorprende un temporale. L’istinto li porta a ripararsi in una chiesa. La sua immaginazione viaggia, lo porta a pensare. È un luogo adatto per celebrare il nostro matrimonio. La chiesa è bella, la immagina addobbata di fiori, gremita di gente. La marcia nuziale e Laura, controluce, che raggiunge l’altare.

Lei gli chiede: «Dove stai con il pensiero?» Lui le racconta e lei: «Tu corri troppo.»

Un amore travolgente tra loro, lui le vuole tanto bene, un giorno le dice: «Sai, pensavo di regalarti una nuvola, un pezzo di cielo, così sarai più felice.»

«Tu sei furbo, Franco, vuoi regalarmi ciò che non è tuo.»

Laura, una bella ragazza affascinate, eppure a volte vede il grigio nei suoi pensieri e sul suo volto. La sua insistenza lo conduce a dedicarle alcuni versi:

 

La luce del giorno.

Sei tutto quello che c’è, la tua ombra intorno a me,

la notte la luna, il tramonto sei tu.

Sei l’alba il sole, che spunta dal mare,

il pensiero sei tu,

sei l’amore, sei il vento,

che dolcemente bisbiglia un pensiero,

tu sei tutta per me.

Lei legge, pensa a quelle parole che lui le ha dedicato, si chiede: «Qual è l’ordine delle cose che sono nel suo cuore?»

«Sicuramente l’amore e la stima che hai per me.»

Laura non si esprime, ma estasiata continua a rileggere quelle parole, il riflesso di luce brilla nei suoi occhi, una lacrima brilla come un diamante sul suo viso. Un amore ha bisogno del vivere quotidiano, nella fede e speranza; di vivere con tutte le gioie, le fatiche di un cammino che conduce a un matrimonio.

Lui continua a scrivere: La ragazza dagli occhi tristi.

Si accorge che lei segue passo dopo passo tutto ciò che scrive. E un bel giorno gli chiede: «Hai finito di scrivere il romanzo? Come va a finire?»

La guardo e so già la risposta.

«Finisce che lui li chiede di sposarlo, ma lei risponde che non è il momento.»

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