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LA BAITA DALLE BETULLE ROSSE

 

copertina la baita (3)

Nella foto del libro… edito dalla SAFM Records di Lugano

La Baita dalle betulle rosse, a un anno dalla pubblicazione. Ho partecipato al Premio Chiara nel 2015. Oltre a riscontrare un successo di vendita e di critica. Sono riuscito a firmare un contratto di edizione, con l’Editore Eremon di Latina Italia.  Il romanzo é piaciuto, é stato editato, con una nuova veste grafica. Concludo, sono contento e soddisfatto di questa nuova esperienza. Sotto allego un commento delle ultime pagine della (Baita dalle Betulle.)

L’amico della baita diventò il protetto della signora Anderson, e il chierichetto di Don Vincenzo. Serena appiccicata al mio braccio mi confidò:
— Claudio, restiamo assieme senza sposarci.
— Come vuoi, ragazza. Ma i tuoi cosa diranno?
Non avranno niente da dire, sono maggiorenne.
Non mi sarei mai aspettato da Serena una proposta del genere. Accettai commosso. Per stare con me, lasciava la famiglia, anche senza il matrimonio, così, veramente per amore. Così facemmo.
Passò il tempo. Serena studiò e diventò anche lei una esperta giornalista. Il paese Desperado si ingrandiva di giorno in giorno. I pochi chilometri che lo separavano da Pianella quasi scomparvero per le costruzioni che nascevano, fino a diventare un unico paese. Il cartello di confine scomparve, ma non le abitudini.
La baita, sistemata a parco giochi, diventò un ritrovo per tante occasioni.
Anni dopo, volli ritornare in quel che ritenevo il paesello di Desperado, ormai diventato un quartiere di Pianella. Non trovai traccia della signora Anderson, come pure della sua abitazione. La Chiesa non mi parve la stessa. Solo il fiume continuava a scorrere tra argini ormai cementificati. Fermai una ragazza chiedendo informazioni su Desperado e sulle vicende che avevo vissuto.
La risposta mi sconvolse.
— Non è mai esistito il paese Desperado.
Rimasi turbato, incredulo.
— Grazie per l’informazione. Mi presento:
— Mi chiamo Claudio.
— Io Anna. È stato un piacere. Sicuramente lei ha sognato, oppure ha vissuto una favola senza rendersi conto che l’ha inventata lei.

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