MUSICA, Senza categoria

QUANDO SI DICE LA PERSONA GIUSTA AL POSTO GIUSTO: (Pasquale Innarella)

Estate Tempo di musica: La musica ti salva, ti migliora, ti cambia la vita inevitabilmente. Ad insegnare questa musica è Pasquale Innarella, genio del jazz, considerato tra i dieci migliori sassofonisti italiani e apprezzato in tutta Europa. Nato a Lacedonia, si definisce orgogliosamente irpino e considera questa provincia come la sua vera casa, a Roma è soltanto un ospite, anche se ormai da trent’anni.

Un progetto meraviglioso, che ha sede da oltre 20 anni nel quartiere romano #LaRustica, vince l’EUROPEAN JAZZ AWARD come il più importante progetto jazz europeo, assegnato nell’ambito dell’European Jazz Conference 2019!
Si tratta della RUSTICAxBAND della Cooperativa Nuove Risposte, diretta dal sassofonista e compositore Pasquale Innarella: musicista dalla gentilezza e dall’entusiasmo operativo trascinanti!
La band, formata da circa 40 ragazzi provenienti dal quartiere popolare La Rustica e da case famiglia circostanti, negli anni ha cresciuto attraverso prove, concerti e l’incisione di dischi, grandi amanti del jazz e della musica in generale, alcuni dei quali divenuti musicisti di professione anche a livello internazionale.
Lo ha raccontato anche Gege’ Telesforo su Rai5 nella sua trasmissione VARIAZIONI SU TEMA: https://www.raiplay.it/…/Variazioni-su-tema-S2E20-dc0c375e-…
Una grande felicità per questo riconoscimento

Pasquale Innarella, mostra con grande felicità il suo riconoscimento.

di Marco Buttafuoco

Per i jazzofili italiani Pasquale Innarella è un nome noto. Ottimo polistrumentista e compositore si aggira da decenni nei territori del jazz di ricerca. Presto usciranno due dischi a suo nome, entrambi per l’etichetta tedesca Out Records. Il primo in quartetto con Paolo Cintio al pianoforte, Leonardo De Rose al contrabbasso e Giampiero Silvestri alla batteria, esplora e omaggia l’immenso Dexter Gordon, musicista a cavallo fra l’avanguardia e la tradizione bop (noto al grande pubblico come attore protagonista in Round Midnight di Bertrand Tavernier). Il secondo, con Danilo Gallo al basso ed Ermanno Baron alla batteria, si avventura nelle lande infuocate della musica di Albert Ayler, segnate dal free più radicale e dal richiamo alle radici più profonde dell’afro-americanità.
Qui parliamo però di un altro aspetto dell’impegno artistico del sassofonista irpino. Innarella crede nel valore sociale dell’arte e della musica e non solo a livello teorico; nella sua storia c’è anche, quindi, una pratica d’intervento (come si diceva negli anni ’70), che l’ha portato a creare e dirigere una jazz band formata da bambini e ragazzini de La Rustica e del Quarticciolo, borgate difficili della periferia romana. 

“Io penso che, a un certo punto della vita, un artista non debba solo pensare a esprimersi o a creare. Deve anche costruire qualcosa, piantare un albero, disegnare una strada, lasciare una traccia. Io adoro il jazz da quando avevo undici anni, e oggi ne ho sessanta. Lo suono e lo insegno, ma volevo fare qualcosa di più. Questa musica non è per me solo una forma d’arte elaborata e raffinatissima. Tanto meno è una musica di sottofondo da ascoltare nel salotto di casa bevendo con gli amici. Per me è memoria di strada, di vite difficili, di socialità. È il senso della libertà trasmesso dalla diaspora dei jazzisti sudafricani, è la battaglia di Malcom X negli anni sessanta. Per questo già nel 1999 ho messo in piedi La Rustica X Band, una scuola musicale di jazz per giovanissimi di quel quartiere romano. Un’arma in più per combattere il degrado. In zone come quelle, contrassegnate dall’abbandono scolastico, dalla vita precoce di strada, dalla micro violenza diffusa mi sembrava utile portare un’arte tanto socializzante e divertente quanto il jazz. Quando la cooperativa Nuove Risposte, una delle Coop che ancora opera nelle borgate, mi chiese di elaborare un progetto, non ebbi esitazioni nel propormi come insegnante di jazz. Insegnare è uno degli aspetti più belli del mio lavoro, e ho sempre tenuto presente la lezione di Don Milani”. 

Degrado, miseria economica e culturale. Crede che la situazione sia cambiata in questi vent’anni di attività?
“Sì, purtroppo in peggio. All’inizio della mia attività si poteva ancora dire a un ragazzo “studia, perché questo ti può assicurare un futuro migliore”. Oggi una frase del genere ti può solo procurare sarcasmo o derisione. Il cosiddetto ascensore sociale si è fermato, in borgata, forse irreversibilmente. O forse può solo scendere. La crisi economica, l’assenza della politica, lo stesso diradarsi del volontariato sta uccidendo ogni speranza. Un adolescente di borgata ha oggi davanti a sé ben poche possibilità di crearsi una vita migliore. Se gli andrà bene, potrà diventare un bravo artigiano, un abile muratore. Spesso l’unico esempio di ascesa è dato dal trafficante di droghe. Nelle borgate girano molte auto di gamma alta, enormi e prestigiose e chiunque sa da dove vengano i soldi per acquistarle. Queste ostentazioni di ricchezza possono essere una triste sirena in zone nelle quali gli autobus passano ogni quaranta minuti e anche raggiungere una struttura sanitaria per una visita è un’impresa. Oltretutto non ci sono più centri di aggregazione. A La Rustica operava una sezione del Pd, molto attiva, che organizzava una piccola e partecipata Festa de L’Unità. Un cittadino in difficoltà poteva rivolgersi a loro per l’espletamento di una pratica, per un consiglio; oggi è chiusa. 

Che risultati pensa di aver ottenuto in quest’attività?
In vent’anni siamo riusciti a insegnare la musica a circa 400 ragazzi. Undici di loro oggi sono musicisti di professione, altri sono rimasti legati alla musica e sono sempre felice di incontrarli ai concerti. Abbiamo dato loro la possibilità di frequentare un ambiente diverso, di appassionarsi a uno strumento musicale, di stare insieme suonando. La Rustica X è oramai una big band con trenta elementi fissi e altri che si aggiungono. Suoniamo nelle piazze. Nei giorni scorsi ci siamo esibiti in un Festival delle bande di strada alla Garbatella. Abbiamo inciso un disco e partecipato a iniziative musicali all’estero (Budapest e Bordeaux). L’età dei suonatori è compresa fra gli otto e i quattordici anni. In certe manifestazioni che prevedono luoghi diversi di esibizione gli spostamenti erano problematici. C’era il rischio di perdere per strada qualche ragazzino. Così ora ci muoviamo suonando When The Saints Go Marchin In. Io li dirigo e loro sono obbligati a guardarmi. Così non ne perdo nessuno. Cerco di spiegare loro quello che suonano, racconto aneddoti sui grandi del jazz e li invito ad approfondire sul loro pc tutti gli aspetti della nostra musica. Cerco di far avvertire loro la bellezza della conoscenza. 

Le famiglie la aiutano in questo lavoro, incoraggiano i ragazzi a venire a lezione?
Alcune sì, e alcuni genitori danno anche una mano per la quotidianità. Altre invece, e qui è il problema, tendono a lasciare ai figli la più totale autonomia di scelta, in ogni campo. Ci sono giovanissimi che non frequentano la scuola, senza che i genitori tentino di orientarli. Non parlo della nostra scuola di jazz, ma di quella dell’obbligo. A dieci, dodici anni, se non prima, sono lasciati “liberi” di studiare o no, di vivere per strada o meno, di orientare la vita a loro piacimento. È un fenomeno assai diffuso. In borgata il tessuto familiare è spesso stracciato. Ci sono molti genitori “difficili” da quelle parti. È difficile fare esempi. Se proprio insiste posso dire di un mio allievo che vorrei tanto far arrivare almeno al liceo musicale. Ha un grande talento, ma sua madre deve badare, da sola, ai figli. A lui è stata lasciata solo la libertà di andare a scuola o meno. Anni fa scoprii un piccolo clarinettista rom, un piccolo genio. Avrebbe potuto fare tanta strada, ma il padre lo portò con sé in Romania, per farlo suonare ai matrimoni. 

Si sente dire spesso che la sinistra ha abbandonato i quartieri poveri. È diventato quasi un meme. Come giudica, dal campo di battaglia, questa affermazione?
Purtroppo è vera. La voce dei progressisti, in questi quartieri si è fatta flebile e il vuoto è colmato, per ora in parte, dai neofascisti. Ho un bel dire ai miei ragazzi e alle loro famiglie che non bisogna dialogare con loro, che non si devono fidare. “Quelli ci aiutano” è la risposta tipica. Li aiutano a compilare i documenti, li accompagnano alle visite mediche, distribuiscono pacchi di pasta. Non hanno risposte concrete da dare, ma ci sono. Più che dire che la sinistra sta sparendo dalle zone povere, forse stenta a capire il linguaggio del disagio, della frantumazione sociale, dell’impoverimento continuo. Proprio da qui nascono gli episodi di intolleranza verso gli immigrati. Gli stranieri che arrivano si riversano nelle zone povere acuendo i problemi. Chi si sentiva abbandonato ora ha la prospettiva di dividere le proprie scarse risorse con persone ancora più disperate. Salvini ha giocato molto abilmente su questo disagio. È stato anti meridionale fino a ieri e oggi fa il difensore dei diritti degli italiani. Ieri agitava lo spettro dell’invasione meridionale (sono irpino e vengo da un paese svuotato dall’emigrazione) oggi quello della calata dei barbari. Ma i problemi delle periferie esistono, e sono molto gravi. E dai quartieri bene, purtroppo, questo disagio non viene avvertito. 

Come vede il futuro?
La band vive con il contributo della Cooperativa che destina a noi il cinque per mille. Qualche bando lo vinciamo e andiamo avanti, così come va avanti Nuove Risposte nel tentativo di garantire ai cittadini poveri quel minimo d’assistenza di cui hanno bisogno. Queste organizzazioni, sempre più in difficoltà, anche per vicende di cui non hanno colpa, svolgono un lavoro faticoso e dedito alle persone che hanno meno, e tengono in vita servizi molto impegnativi,. Se dovessero cedere, il loro posto potrebbe essere occupato da altri, quelli di cui abbiamo parlato poco fa. Ci sarebbe bisogno di risorse, non solo economiche. Oggi operiamo da soli, senza più un’area politica di riferimento; ho incontrato spesso Mario Borghezio a La Rustica ed a Tor Sapienza.

MUSICA

DIEGO MORENO alla Vita in Diretta

Di Stefano Prestisimone
E’ stato per tantissimi anni il fido partner di Fred Bongusto, come chitarrista, leader dell’orchestra e arrangiatore dei suoi brani. Diego Moreno, all’anagrafe Diego Lemmi, è un argentino ormai trasferitosi in Italia da decenni e con alle spalle una carriera solista di un certo rilievo, muovendosi tra il tango argentino e la musica latino americana. Ma l’esperienza accanto a Fred gli è rimasta nel cuore e per l’83esimo compleanno del grande crooner di Campobasso, festeggiati il 6 aprile scorso, ha deciso di far uscire il primo dei due cd che fanno parte di un progetto legato al suo pigmalione.

Il disco si intitola “Canzoni di Buongusto” e con Moreno, a interpretare gli 8 pezzi in scaletta di questo capitolo 1 ci sono Fabio Concato, Peppino Di Capri, Paolo Fresu, Maria Nazionale, Natalio Mangalavite, Tony Esposito, Antonio Onorato e altri. I titoli vanno da “Spaghetti a Detroit” a “Doce doce”, da “Amore fermati”, a “Balliamo”.

sotto Diego Moreno una pausa dal suo lavoro.

Si potrebbe iniziare a parlare di questo artista argentino (oramai napoletano d’adozione) dicendo che è partito dal Sudamerica per arrivare al mondo con il suo linguaggio musicale originale e coinvolgente.
Dopo aver fatto parte del gruppo TAWA (RTImusic/IT) per 7 anni come leader, compositore, cantante e chitarrista, inizia per Diego Moreno il periplo da solista col disco “La vida es un Carnaval” (IT/SONYmusic), singolo premiato a Miami (USA) come “Migliore versione alternativa”. Seguirà “Ritmo Loco” brano che raggiunge le vette della Hit Parade spagnola in poco meno di un mese (più di centomila copie vendute!) incluso in due delle “Compilation Latine” più importanti della penisola Iberica.

Nel 2004 Diego insieme alla OverLook producono l’album “TangoMoreno” (14 brani di cui 4 inediti) al quale, nel 2006, seguirà un progetto letterario oltre che musicale: “Cada dìa canta mejor, il mio Don Carlos Gardel” libro/Cd sulla vita del più grande cantante/autore di tango di tutti i tempi, libroCD che ha avuto, oltre alle due edizioni italiane, anche 2 edizioni in lingua spagnola. Parallelamente alla sua carriera solista, Diego curerà gli arrangiamenti di più di 30 brani di uno dei Grandi della musica leggera italiana: Fred Bongusto, con il quale collaborerà per oltre15 anni. Sempre nel 2005 “El Moreno” dirige una “mega produzione” discografica, realizzata nella sua totalità in Sudamerica, dal titolo: “RitmoLoco The 40 greatest all-time latino hits” DiegoMorenoProject, (Recording Arts). Successivamente Diego svolge il ruolo di direttore artistico nel progetto “Venceremos”, nel quale inserisce il brano inedito “A pesar de Todo” ed una versione originalissima della celeberrima “Bella Ciao” in lingua spagnola (più di 12.000.000 di visualizzazioni ad oggi sul canale YouTube). Collabora inoltre agli arrangiamenti del progetto “Poeta Massimo” (WarnerMusic), poesie di Massimo Troisi musicate da Enzo Decaro e successivamente produrrà “CLOCHARD”(IMAIE –DMP) concept-album scritto a quattro mani con il poeta e scrittore Michele Miscia. Quindi si dedica a un nuovo progetto, originale ed unico : “TangoScugnizzo” (DMP2008), Tango e Musica Napoletana in un respiro unico e passionale. “TangoScugnizzo” (Premio Masaniello 2014), sembra essere l’epilogo di una trilogia “tanguera” insieme a “La Voce del Tango” (libroCD) e a “TangoMoreno”(CD). L’Ambasciata Argentina in Italia dichiara “d’interesse culturale” e dà il suo Patrocinio a questi progetti.

Il sesto album di inediti s’intitola “Regresaré” (Edel DMP) ed è un ritorno al Sound Latinoamericano. Dario Salvatori, noto critico musicale ha detto di Diego : “Ascoltare le novità di DiegoMoreno è sempre un piacere. Le sue sono “desbandes” creative e ricche di feeling. E’ un autentico orgoglio che un artista così sensibile si senta anche italiano.
A dicembre 2015 è il turno di “Dónde” singolo scritto da Diego, che anticipa un nuovo album, un brano che intraprende, con una sonorità coinvolgente, un “viaggio musicale di libertà”. Arrivati al 2016 ecco: “Todos” (Recording Arts), brano che dà titolo anche all’album, una canzone pop con un ritornello coinvolgente ed un messaggio di solarità e positività … con un Ritmo Irresistibile!
Ora Diego si accinge a far uscire il suo nuovo progetto: “Che Bella Idea! Canzoni di BuOngustO”. Un viaggio nella melodia italiana d’eccellenza, parte dell’opera di Fred Bongusto, in un percorso scintillante di bellissimi brani che hanno lasciato il segno nell’immaginario collettivo italiano e non solo. Album che ha come Ospiti d’Onore tra gli altri: Peppino Di Capri, Fabio Concato, Enzo Gragnaniello, Paolo Fresu. Diego Moreno vi da il : Bienvenidos al Mondo del Buongusto!

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LA PORT R PIÈR(I), STORIE E FATTI CHE ACCADEVANO AI TEMPI DI… (LUPNARI E IANARE)

Nella foto una signora con l’asino che trasporta paglia o fieno.

La Port r Piér(i), strada tanto usata dai contadini per recarsi in campagna e rientro in paese e non solo. Durante le feste si narra che alcune persone… (lupnari, e ianare) a tarda sera in quella strada, danzavano tra loro. Un contadino rientrando dal mulino con l’asino che trasportava farina, appena macinata. Vede le persone danzare, partecipa anche lui dicendo: (aumentiamo li suoni.) I danzatori risposero… (accresce la farina.)
Il contadino dovette accelerare il passo, perché i sacchi di farina sull’asino cominciavano a scoppiare.

MUSICA

UNA DEDICA A FABRIZIO FRIZZI

Fabrizio Frizzi
 
Stiamo parlando di te
del tuo sorriso,
del tuo animo buono
del tuo modo di fare.
ma tu non ci sei.
 
Stiamo parlando di te
del tuo amore per gli altri,
la tua forza nelle cose
il pensiero che hai avuto per noi
ed é poco dirti grazie.
 
Stiamo parlando di te
della tua arte
del tuo amore per Stella
la tua piccola Stella.
Stiamo parlando di te,
un pensiero per te.
 
Ma tu dove sei.
 
 
Michele Bortone
 

MUSICA

IL CORAGGIO DI METTERSI IN GIOCO, “MICHELE BORTONE A ZURIGO, IL FESTIVAL DELLA CANZONE NAPOLETANA”

Mettersi in gioco nella vita cantare le storie di tutti i giorni, con semplicità ed emozioni e immagini vissute. Essere disposto e disponibile alla dinamicità che ci circonda, e che ci da una ragione di vita. Delicatezza, sensibilità, estro e passione. Sono le caratteristiche di Michele Bortone, irpino trapiantato ormai in Svizzera, balzato agli onori della cronaca per aver composto una canzone in memoria della Principessa Diana. “L’amore”, questo il titolo del brano, è cantata da Manuela Barbaro e fa parte della compilation di otto pezzi “Il meglio di Michele Bortone”. Nato a Lacedonia, emigrato a Lugano dal 1968, inizia la sua carriera nel 1980 incidendo un disco dal titolo “Pazzo Amore”.

I testi e le sue poesie armoniose, fanno emergere la validità dell’impegno lirico di un autodidatta, votato all’arte nelle sue molteplici espressioni. Nel 1994 per la sezione cantautori a Como, si piazza al primo posto come paroliere compositore. Il suo nome viene scritto nell’antologia:

“I CONTEMPORANEI DELLA COMUNITA EUROPEA.”

Per Bortone si aprono nuovi orizzonti, la stampa italiana ed estera parla di lui. Da quel momento le collaborazioni con noti artisti Gatto Panceri, Dario Baldan Bembo, ecc. Divide la compilation con Little Tony e Carmelo Zapulla, firmando il testo e la musica “CI INCONTRIAMO A LUGANO”. Un’intervista, rilasciata alla televisione Svizzera, dice: che odia isolarsi, che ama vivere tra la gente e vorrebbe che il mondo vivesse in pace. A Lugano ha creato, insieme a altri lacedoniesi, l’Associazione Culturale Lacedonia.

È l’ideatore del progetto Premio Internazionale di poesia, narrativa, pittura e musica “Francesco De Sanctis” attualmente é presidente dell’Associazione lacedoniesi e Campani nel Mondo”.

È stato il direttore artistico per cinque anni del festival Internazionale della canzone “Ci incontriamo a Lugano” e si occupa del lancio di nuove leve nel mondo dello spettacolo.

A Zurigo, il 22 ottobre, ritorna ad esibirsi in pubblico, al festival della canzone napoletana con il testo: “GUAGLIONE” di Aurelio Fierro. Michele Bortone otre a portare in alto i valori dell’Irpinia e della Campania. Rappresenta Paolo Motteran, valido chitarrista e tastierista, partecipa anche a questa maratona canora Sebastiano Novello, Nechypor Lyubomira, che hanno fatto parte del progetto canoro “Ci incontriamo a Lugano”.

Cordialità Edizioni Safm Records

LIBRI, MUSICA

IL VOSTRO REGALO… (ACQUISTANDO TRE ROMANZI IL 10% DI SCONTO)

Mi fermai davanti a una vetrina: vendevano articoli di bigiotteria e altri in oro.Passò di lì una ragazza, dicendomi: «Claudio, vuoi comprare l’anello per la tua ragazza? Come invidio quella donna! Vorrei esserci io al suo posto!» Mi girai e restai senza fiato. La bellezza di quella ragazza dai capelli neri, occhi verdi, leggermente più alta di me, mi colpì molto. Per qualche attimo i nostri sguardi si incrociarono. Fu per me un colpo di fulmine. Al suo sguardo arrossii. Lei mi disse: «non credevo a quello che si dice di te, sei veramente un timido. Dimmi qualcosa!» Quanto sei bella! Non saprei cosa dirti! Posso assicurarti che non sto comprando nessun anello e poi non ho ancora una ragazza. Comincia a sperare, ammesso che tu lo voglia.» 

«Claudio, stai scherzando? O la tua è una dichiarazione?» «Dico sul serio, sei stata per me un colpo di fulmine! Dimmi, piccola Venere, ti è passata la voglia di parlare, oppure sei indecisa sedurmi  su due piedi?» «Claudio, non trovo parole per dirti un no o un sì. Ma già sento che nel mio cuore c’è posto per te.» Lascio a voi immaginare cosa sia successo: di tutto e di più Abbracci e baci che sembravano non finire mai. Scherzosamente le chiesi: «bimba, mi sono innamorato di un fantasma. Tu conosci il mio nome, io non so il tuo. Come ti chiami?»

«Serena!»

«Complimenti, anche il tuo nome è bello come te! Spero che tu sia ‘serena’ anche nel cuore.» «Claudio, cosa dici? Hai paura che io possa tradirti? Saprò esserti fedele, anzi terrò segreto questo nostro amore. Non lo dirò alle mie amiche e non potranno portarti via.» «Ho capito, piccola,che noi due siamo fatti l’uno per l’altra. Prima che tu arrivassi a colpire il mio cuore, stavo facendo acquisti per i miei amici. Mi daresti una mano?» «Certo Claudio, lieta di poterti essere utile. Chi sono questi tuoi amici?