LA MIA VITA È UN FILM

LA MIA VITA UN FILM. La storia è ambientata in un paese campestre, dove resta tipico lo stile di vita degli anni ’40 dello scorso secolo (“anni – egli rileva – della nostra infanzia e adolescenza”) i protagonisti, Michele Bortone, Antonio, Nicola, Oberson Francesco, Sonia, Marina. L’autore, li ha rapidamente ben tracciati: gente che annotano una tipica simpatia e accoglienza verso il forestiero. Michele, rimane orfano di padre a solo cinque anni. Non ha vita facile, come ci descrive a solo quattro anni, rincorre le farfalle e si perde nella campagna. Da una intervista lui dice: “LA MIA VITA È UN FILM”. Ragazzo monello, che ne ha fatto di tutto di più. Le scorribande, le marachelle fatte dimenticate, cancellate con un colpo di spugna. Sembra che dentro di se dimora un mare calmo. Un amore ricambiato, con una ragazza di nome Paola, che sembra non finire mai. Purtroppo anche quell’amore finisce in una notte d’estate. Il risveglio… da un sogno troppo bello, per ritornare alla realtà, alle difficoltà della vita di tutti i giorni.

La professione muratore, mestiere pesante e logorante, gli permette di guadagnare bene, e le da soddisfazione delle opere che crea. Questo lavoro, li permette di affrontare viaggi, e spostamenti per concorsi canori. Imparando diverse professioni, lo portano ad acquisire esperienze di vita, sia nel mondo del lavoro e nel campo culturale. I tanti concorsi canoro, danno a Bortone, l’opportunità di prestigio e notorietà.

Una biografia artistica di tutto rispetto, tra cui… il testo, “Dedicato a un’amica”, inno all’amicizia e all’amore,  il riconoscimento più lusinghiero e appagante, l’iscrizione nell’antologia: “I CONTEMPORANEI DELLA COMUNITA’ EUROPEA 1994”. Altro riconoscimento… da Lacedonia a Lugano: Michele Bortone porta l’Irpinia nel Mondo. Irpino trapiantato a Lugano Svizzera, balzato agli onori della cronaca per aver composto una canzone in memoria di Ledy Daina. Lui dice…”anche se parliamo, tedesco, francese, inglese ecc:” L’amore e la musica, hanno un solo linguaggio in tutto il mondo. Il linguaggio narrativo, è semplice e spontaneo, la sua storia come un film, si lascia leggere piacevolmente. Improvvisamente ci lascia, dicendo… mi stanno chiamando, qualcuno mi fa cenno con la mano. Si va in scena!