LA MIA VITA È UN FILM

LA MIA VITA UN FILMLa storia è ambientata in un paesino campestre, dove è ancora vivo lo stile di vita del secondo Dopoguerra («anni – rileva Bortone – della nostra infanzia e adolescenza»). Tra i protagonisti Michele, Antonio, Nicola, Francesco, Sonia e Marina. L’autore li ha ben tracciati: gente che mostra una tipica simpatia e accoglienza verso il forestiero. Michele rimane orfano di padre a solo cinque anni e oltre a doversi occupare di se stesso, deve prestare attenzione alla sorella appena nata, mentre la madre è indaffarata in campagna. La sua è un’infanzia difficile, sempre sulle difensive, che lo porta ad avere un determinato carattere, timido e introverso, un impervio terreno, bagaglio spigoloso e faticoso di conflitti con se stesso.

Porta dentro di sé l’inconscio. Era ovvio che qualche ragazza, prima o poi, si innamorasse perdutamente. Non ha vita facile, Michele. Come racconta, a soli quattro anni rincorre le farfalle e si perde nella campagna. In un’intervista dice: «La mia vita è un film». Ragazzo monello, che ne ha fatte di tutte e di più, scorribande e marachelle, poi cancellate con un colpo di spugna. Sembra che dentro di sé dimori un mare calmo. Un amore ricambiato, con una ragazza di nome Paola, che sembra non finire mai. Purtroppo anche quel’amore finisce in una notte d’estate.

Il risveglio da un sogno troppo bello, per ritornare alla realtà, alle difficoltà della vita di tutti i giorni è duro. Michele Bortone porta l’Irpinia nel mondo.

La storia di Michele è come un film, si lascia leggere piacevolmente.

E ora si va in scena!